La Ballata del Corazza (l'inizio resta, fino al "cervello che smette di pensare" compreso) Era il classico lavoro “che gli italiani non vogliono fare più”. Grazioso eufemismo. Come se altri popoli non vedessero l'ora. Traduzione: solito lavoro di merda. Di quelli che gli italiani possono ancora permettersi di rifiutare. Tu no. Specie quando ne hai appena perduto uno, e tempo sei mesi devi collezionarne un altro, altrimenti aria, perché di lavori che gli italiani non vogliono fare più ce ne sono a strafottere, e se resti disoccupato significa che non ti vuoi applicare. Puoi stare in Italia, ma senza tirartela da italiano. Punto. Per di più, la ditta può rimediarti una vera casa, dimensioni sufficienti per chiedere il ricongiungimento familiare, un rustico in mezzo alla campagna, mal ridotto ma abitabile, con la Porcilaia a cinquanta metri dalla finestra di cucina, in compenso la stanza da letto spalancata su un filare di pioppi, ingialliti dall'autunno e dal tramonto. Al puzzo, ci si può abituare. Milioni di persone respirano l'irrespirabile senza battere ciglio. I maiali, almeno, sono roba naturale. From: Stab.C.Buratto To: direzione@fattorieriunite.com Subject: trattam. post-gravidanza --------------------------------------------------- Egr. Dott. Marano, desidero informarla che il nuovo trattamento post-gravidanza è stato sperimentato con successo nel corso dell'ultimo mese, secondo la seguente posologia: Subito dopo lo svezzamento della figliata, ogni scrofa riceve due iniezioni: 2 cc. di PG 600 (Intervet) e 3 cc. di siero generico con gonadotropina per giumente gravide (PMSG). Il tutto, a un costo di 2.60 euro/scrofa. Se le scrofe non mestruano entro 21 giorni, ricevono un'ulteriore iniezione di 5 cc. di PG 600 a un costo approssimativo di 5 euro/dose. Circa il 10% delle scrofe riceve questo secondo trattamento. Se non mestruano entro 24 giorni, le scrofe vengono eliminate. Infatti, come sostiene J.P.Mangoose in Successful Farming, "ogni scrofa che non sia gravida, non allatti, o non si trovi nei sette giorni post-svezzamento è da considerarsi non attiva" Cordiali Saluti, S. De Biase Ho cominciato a lavorare alla Porcilaia all'inizio di novembre. Tre quattro giorni e già sperimentavo le prime mutazioni. Il fetore dei porci doveva aver innescato una qualche reazione chimica. Cellule di epidermide sostituite per sempre da scago suino. Mattina dopo mattina, mi davano il buongiorno millecinquecento maiali La visione d'insieme era impressionante. Grugni, schiene, orecchie porcine affollavano quattro recinti come vermi in un sacchetto da pescatore. Ma il brulicare degli animali rinchiusi non aveva nulla di naturale, niente che ricordasse una folla spontanea, un gregge, l'incessante andirivieni dei formicai. Grossi maschi rosicchiavano le sbarre per intere giornate, scrofe deformi biascicavano aria, trascinando pance gravide su fetidi pavimenti a graticcio mentre le bestie più giovani reclamavano spazio per girare su sé stesse come mosche ubriache di caldo. L'unico paragone che affiorava al cervello, quando mi incantavo a fissare quel mare di carne, erano i matti allucinati di un salone di manicomio. Il pavimento a graticcio degli allevamenti suini sembra avere più meriti che svantaggi. L'animale di solito viene macellato prima che compaiano deformazioni serie. Farmer and Stockbreeder, giugno 98 Egr. Dott. Marano, desidero informarla che da quest'oggi, nello stabilimento di Castel Buratto, è in corso la sperimentazione del nuovo modulo informatico per la gestione dei processi produttivi. Attraverso l'uso di macchine a controllo remoto, gli addetti potranno nutrire, prelevare, inseminare, trasportare e infine macellare ogni tipo di suino senza essere costretti ad avvicinarsi ai recinti. Ciò dovrebbe garantire un miglioramento degli standard di sicurezza interni, peraltro già molto elevati, e soprattutto far registrare un aumento della produzione pari a 0,82 nati/anno per scrofa e a 4372 chili di carne suina pronta per la distribuzione. Non ci volle molto perché l'aerosol quotidiano a base di miasmi suini finisse per influire sul mio modo di fare sesso. Detto meglio: mi passò proprio la voglia. E non solo di quello. Mi passò la voglia di fare un sacco di cose. Ora non so se il problema fosse più il puzzo, o qualche sostanza chimica disciolta nello scagazzo, o l'interazione quotidiana con migliaia di porci. Forse quest'ultima. Fatto sta che per otto ore al giorno sentivo più grugniti che parole. I contatti con le bestie erano regolati da procedure, studiate per non farti pensare che avevi a che fare con esseri animati, quando portavi le scrofe nelle gabbie parto, settanta centimetri di larghezza, o un porco ben ingrassato sul nastro per il macello. Di tutte le schifezze che ci toccava fare, la peggiore in assoluto si chiamava prelevamento. Prelevamento può essere una bestia da portare al mattatoio, o dal veterinario, o all'inceneritore, se per caso non ha retto ed è schiattata là in mezzo, nel cuore rosamerdo del recinto. I poveracci a cui toccava, ne uscivano quasi sempre con un morso da qualche parte e il terrore negli occhi. Per questo, salutammo con applausi sinceri la prima dimostrazione pratica delle straordinarie capacità di Pigpicker®, un braccio meccanico a controllo remoto capace di afferrare la bestia giusta e scodellarla fuori dal recinto come una forchettata di spaghetti. Restava un lavoro di merda, per carità, ma Pigpicker® era un bel regalino. Un mazzo di rose nella mano che ieri ti ha mollato un ceffone. Poi, come un manrovescio, il fetore ti riportava alla realtà: non c'era niente di asettico in quel posto schifido, niente di pulito, niente che potesse ingannare i sensi su quello che il corpo stava facendo. Fanculo le procedure. L'unica soluzione era non pensare, non pensare, non pensare. Solo che il cervello ci prendeva gusto. Il cervello smetteva di pensare anche alla cena, alla spesa, alle tette di una moglie desiderosa di considerazione. MODIFICA Eccomi qui, mormora Penny mentre si legge. Eccomi qui, finalmente una “moglie, e “tette desiderose di considerazione”. Vita e morte dei maiali, compresi i dettagli intimi sulla durata del ciclo mestruale chissà se alle scrofe viene il mal di testa, e di me invece nulla, di me non si sa nemmeno quante tette ho. Rileggo, che magari mi sono persa qualcosa di me, si dice Penny, che si cerca ancora in 7 parole, una moglie tette poi più niente. Nulla. Non so ancora quante tette ho, forse due, tre, quattro, forse n-tette, conclude Penny. E poi non è detto che Penny sia io. Mi spiego. Da una parte queste tette potrei essere io, si dice Penny. Io che scrivo di giorno e cancello di notte, in attesa del risveglio sessuale di mio marito. In questo caso io, cioè due tette senza versione definitiva. Io: tutta beta. D’altra parte invece forse mi sbaglio. Forse quelle tette sono Kirke, l’addetta dell’Ullisi srl che fornisce alla porcilaia i maschi alfa, cioè i proci riproduttori. Quindi Penny è Kirke. Oppure Penny e Kirke non sono le stesse tette ma quasi. Che ne so. Forse due gemelle siamesi assassine, unite per le tette. Tette di moglie, beninteso, tutte desiderose di considerazione. Perchè null’altro si dice. Di me o di lei o di noi, o di loro, Penny. Nulla, ad esempio, a proposito della simmetria delle forme, della dimensione o della consistenza del più di un seno. Penny, silenzio totale. Le perdite per decessi durante il trasporto sono troppo elevate - più di otto milioni di dollari l'anno. Ma non ci vuole molto a immaginarsi perché sovraccarichiamo i camion di bestie. Costa meno. Edwin Cartwright, su Lancaster Farming, novembre 2001 Egr. Dott. Marano, come da lei richiesto, è stato mantenuto il massimo riserbo in merito all'infortunio occorso al nostro dipendente in data odierna, evitando ulteriori dichiarazioni alla stampa locale. Il comunicato ufficiale del direttore dello stabilimento, che allego, ribadisce soltanto che l'incidente non è imputabile al mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte dell'azienda. Confermo inoltre che non ci sono testimonianze oculari di quanto accaduto e che il dipendente in questione, sig. Elvio Corazza, risulta tuttora ricoverato nel reparto traumatologico dell'Ospedale di San Nicola. Se ne discute parecchio del Corazza all’assemblea sindacale. In molti hanno paura, ma nessuno ha notizie precise. L'ultimo che l'ha visto, prima che lo caricassero sull'ambulanza, è un addetto del reparto macellazione, che lo ha sottratto al braccio meccanico un attimo prima di ritrovarselo conficcato sui ganci d'acciaio insieme alle altre carcasse. A quanto pare, perdeva molto sangue dalla spalla destra. L'ipotesi è che Pigpicker® l'abbia confuso con una bestia e piazzato sul nastro trasportatore del mattatoio, dove le cinghie hanno completato il sequestro. Dato che come dimensioni non raggiunge quelle di un maiale, è riuscito a divincolarsi almeno in parte, così che la pistola, invece di centrarlo alla nuca, lo ha preso poco più sotto. Resta da capire come sia successo che Elvio Corazza sia finito sul nastro. Alcuni dicono che c'è stato un guasto, che Pigpicker® si è bloccato, che Elvio si è avvicinato per provare a farlo ripartire ed è stato catturato con mossa fulminea. Altri non si spiegano come mai Elvio non abbia urlato, come sia possibile che nessuno si sia accorto di nulla. Forse Elvio ha tentato un sabotaggio, ma le macchine hanno avuto la meglio. Si è diffusa persino la notizia che Elvio abbia perso un braccio, nel tentare di divincolarsi, e che ci siano almeno un paio di braciole sospette, tra quelle prodotte dallo stabilimento in quella giornata infausta. Altri sostengono che si tratta di un tentato suicidio, estrema forma di protesta contro l'azienda, da parte dell'unico operaio di nazionalità italiana impiegato in uno di quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Altri ancora, hanno diffuso la notizia di un Elvio Corazza diventato animalista, stanco di compiere soprusi sulle povere bestie, capace di tuffarsi sul nastro per salvare la vita a una scrofa dagli occhi dolci, condannata a morte dopo venti giorni di non-attività. Gira pure la voce che, prima di finire sul nastro del mattatoio, il povero Elvio sia passato dal settore fecondazione, ritrovandosi sodomizzato da una specie di siringa per dolci, traboccante testosterone arricchito di maiale da monta. Ma nemmeno di questo, esistono prove certe. Che palle, il tutto si sta esaurendo in un boh, beeee, buh, sgrunt collettivo, pensa Penny stravaccata sulla sedia. La discussione langue nei soliti rumori di fondo, il moccio risucchiato e poi l’odore, anzi il puzzo assembleare. Prima l’imbarazzo organico, poi l’invariabile brusio a riempire. La solita solfa. Ma la questione scotta troppo, e nessuno se ne va. Comunque almeno del Corazza si è parlato, continua Penny tra sé e sé. Si sono fatte delle ipotesi. Ad esempio ora si sa che il Corazza quasi sicuramente ha ancora un braccio, e qualcuno, forse proprio ora, si sta chiedendo se davvero al Corazza gli brucia il culo. Di Penny, invece nessuno si accorge, in assemblea tutti la ignorano, come se non esistesse. E non può nemmeno alzare la mano per parlare, perché è tutta tette. Tutta tette di moglie desiderosa. Anche se sono stata assunta da poco lavoro pur sempre al reparto automazione e magari ho qualcosa da dire, e poi sono una di loro, cazzo, anzi parlo quattro lingue e guadagno il doppio di mio marito porcoddio, sclera silenziosa Penny. Sono un’alfa earner, io, afferma decisa ma sempre tra sé e sé, e senza bocca per parlare perché è tutta tette, tutta tette di moglie desiderosa. Penny, tutta qui. Tanto Penny chi cazzo è, Penny chi cazzo sono. Silenzio. Nemmeno un aiutino sull’odore delle tette, o sul controcanto cromatico pelle/capezzolo, o sul declivio dolce nell’ascella o sul confine rugoso col pelo biondo, o rossiccio, o corvino. Insomma nulla che possa servire a identificarla, nessun indizio decisivo sul fatto che Penny, cioè quella “moglie tette” sia proprio io, continua Penny. Oppure no. Oppure tu, Kirke. Oppure no. Oppure noi, Penny. Oppure no. Silenzio. Ma è proprio in questo non detto su Penny, in questo silenzio di Penny, cioè nel buso di Pandora che tra l’altro ha le tette, mio dio vuoi vedere che allora Penny è Pandora, azzarda silenziosa Penny, insomma è proprio qui , nell’ombra scura del più di un seno, che si nascondono tutte le possibili verità sulla sorte del Corazza. Penny lo sa, e non è la sola. All’improvviso e dal fondo della sala riunioni, qualcuno che ha capito e quindi ha le braccia, forse due ma comunque ne basta uno, di braccio, per alzare il cartello, la mano, o un maiale o il Corazza e piacere agli dei, quel qualcuno che sicuramente è seduto da qualche parte su una ciambella perchè gli brucia il culo, quel qualcuno che si dimena di continuo sulla sedia manco c’avesse il ballo di san vito insomma Lui che ondeggia, e con Lui il cartello, Lui le scrive. E addirittura le scrive danzando, un penny per i tuoi pensieri, Penny. E allora Penny va in brodo di giuggiole e sorride, e come sempre quando sorride si smaglia tutta, cioè da una tetta all’altra. Poi si legge, ed è proprio lei che dice let’s hack this fuckin’silence. In quel preciso istante, dal petto squarciato dal sorriso smagliante di Penny, si stacca una mostruosa, sofisticatissima appendice pseudopodica in Kevlar misto linux, sconosciuta ai più con il nome di pig’s awaker, che poi è un unico gigantesco, e articolatissimo dito medio. Dopo un fragoroso ®utto il pig’s awaker sbava, guizza fulmineo sino al tavolo di presidenza, strizza l’occhio ai presenti e schiaccia l’enter del lap top, facendo partire l’ultima versione di magic point. Il genere cyborg è una possibilità locale che si prende una vendetta globale. La razza, il genere, e il capitale richiedono una teoria cyborg di parti e di interi. Nei cyborg non c'è la pulsione a produrre una teoria totale, ma c'è un'intima esperienza dei confini, della loro costruzione e decostruzione. C'è un sistema di miti in attesa di diventare un linguaggio politico su cui basare un modo di guardare la scienza e la tecnologia e di sfidare l'informatica del dominio per un'azione potente. Il punto non è solo che la scienza e la tecnologia offrono all'umanità il mezzo di ottenere grandi soddisfazioni e sono matrici di complesse dominazioni. Le immagini cyborg possono indicarci una via di uscita dal labirinto di dualismi attraverso i quali abbiamo spiegato a noi stessi i nostri corpi e i nostri strumenti. Questo è il sogno non di un linguaggio comune, ma di una potente eteroglossia infedele. È l'immaginazione di una femminista invasata che riesce a incutere paura nei circuiti dei supersalvatori della nuova destra. Significa costruire e distruggere allo stesso tempo macchine, identità, categorie, relazioni, storie spaziali. (donna haraway, from the cyborg manifesto)